Fukushima No-Go Zone

(Giappone 2011-2012)


L’11 marzo 2011, alle ore 14:45, uno dei più violenti terremoti di sempre, seguito da uno tsunami devastante, colpisce il Giappone e l’impianto nucleare di Fukushima Daiichi danneggiando i suoi sistemi di sicurezza e di raffreddamento. In pochi giorni il nocciolo dei reattori numero 1, 2 e 3 inizia a fondersi rilasciando nell’aria e nell’oceano massicce quantità di materiale radioattivo.

 

La Tepco, la società che gestisce il reattore, e il governo giapponese dapprima cercano di guadagnare tempo tra false verità e omissioni, anche a causa della tortale impreparazione nell’affrontare la situazione: nel frattempo però la nube radioattiva si è diffusa contaminando l’8% del territorio del Giappone e costringendo 160 mila persone ad evacuare le proprie abitazioni.

 

A partire dal 20 aprile 2011 il Governo giapponese crea un’area di esclusione di 20 chilometri di raggio intorno alla centrale nucleare di Fukushima Daiichi, la cosiddetta “No-Go Zone”, ed è vietato l’ingresso a chiunque. All’interno della zona la contaminazione ha una diffusione a pelle di leopardo, così come all’esterno, dove esistono luoghi altamente contaminati fino a 80 chilometri dalla centrale, comprese alcune parti delle città di Fukushima e Koriyama. E proprio in questa fascia vivono attualmente 2 milioni di persone a rischio di patologie causate dalla continua esposizione a basse dosi di radiazioni attraverso l’inalazione e l’ingestione di particelle radioattive.

 

La zona proibita, nel primo anno di isolamento, è diventata un vuoto sepolcro violato da tutti: lavoratori della centrale per la sua messa in sicurezza, abitanti che ritornano ogni tanto con permessi ufficiali alle loro abitazioni a vagare tra i ricordi e le radiazioni, anziani che non se ne vogliono andare dalle loro case, animalisti che entrano illegalmente per salvare gli animali abbandonati, ladri che rubano tutto quello che è possibile, fotografi e giornalisti arrivati fin lì per raccontare al mondo la solitudine, la desolazione e la distruzione invisibile creata dal nucleare.

 

Nonostante la massiva contaminazione, la vita va ancora avanti all’interno della “No-Go Zone” e in quella sorta di “limbo nucleare” che si estende per 60 chilometri al di fuori della zona di esclusione, dove le persone non sanno se rimanere, e abituarsi a convivere con le radiazioni, o andarsene via per sempre.

La vicenda di certo non può dirsi conclusa e ci vorrà molto tempo per capire quali saranno le reali conseguenze del più grave incidente nucleare mai accaduto dopo quello di Chernobyl.

 

Il mio lavoro documenta l’inizio di questo dramma.