Pierpaolo Mittica Photographer

Vite Riciclate

(India 2007 - 2008)

 

Oggi l’economia Indiana sta crescendo allo stesso livello di quella della Cina e Mumbai, la capitale economica dell’India, è una città in continua espansione e trasformazione che vede svilupparsi rapidamente i suoi settori bancari, finanziari e terziari. Ma nonostante questo enorme sviluppo il 70% della sua popolazione vive ancora per strada o negli slums che sorgono in tutta la città, centro compreso. s Da un recente studio intitolato “Quality Of Life Report 2007”, pubblicato dal Mercer Human Resource Consulting, e che analizza le condizioni igieniche e sanitarie delle grandi città del mondo, Mumbai risulta la settima città più inquinata al mondo. Girando per Mumbai e osservando l’enorme presenza di inquinamento dell’atmosfera, del terreno e delle acque, e la grande quantità di rifiuti lungo tutta la città, è difficile credere che sia solo la settima città al mondo più inquinata. Mumbai è completamente invasa dai rifiuti urbani, ma questi rifiuti, che spesso vengono raccolti solo in parte dall’amministrazione locale, sono una fonte di guadagno per chi non ha lavoro. Il riciclo dei rifiuti in India è un business per lo più "illegale" ma tollerato dallo stato in quanto dà lavoro a milioni di persone e permette la loro sopravvivenza. A Mumbai esiste un quartiere, specializzato nel riciclo dei rifiuti, soprannominato “Compound 13”, all’interno della più grande bidonville di tutta l’Asia: Dharavi. In questo quartiere lavorano circa trentamila persone, che arrivano da Dharavi e dagli slums di tutta la città, impiegate nel riciclo delle 6000 tonnellate di rifiuti prodotti quotidianamente dai 18 milioni di abitanti di Mumbai. Qui si ricicla tutto, dalla plastica alla carta, dal ferro al vetro: in questo luogo si trova qualsiasi materiale che possa essere recuperato. Vengono riciclate fino a 600 tonnellate di plastica al giorno, senza contare tutti gli altri materiali. Questo quartiere è un esempio per il mondo intero dove si parla continuamente, ma ben poco si fa, del riciclaggio dei rifiuti come una delle strade principali per combattere la distruzione delle risorse naturali e l’inquinamento. A discapito del grande lavoro sociale ed ecologico che svolgono queste persone, esse sono costrette a lavorare e vivere in una condizione di miseria e degrado oltre ogni limite umano e a morire molto giovani a causa di numerose patologie causate dal loro lavoro. Scavano a mani nude nei rifiuti, nelle discariche, nelle canalette delle fognature della città, nei bidoni della spazzatura, cercando qualche rifiuto che possa essere rivenduto per poter vivere. Il paradosso di questo lavoro è che se da una parte il riciclo dei materiali permette di salvaguardare l'ambiente tramite il riutilizzo delle risorse, dall'altro lato gli agenti chimici usati per il riciclo e il forte inquinamento atmosferico determinato dai fumi tossici causati dalla fusione dei vari materiali, provocano un alto grado di inquinamento della zona e quindi un grosso rischio per i lavoratori e la popolazione locale. Inoltre non esistono protezioni sindacali, malattia, ferie, in quanto questi lavori sono per lo più illegali (nel Compound 13 esistono più di 700 piccole e medie imprese, di queste più della metà sono illegali) e spesso in India è frequente l'assenza dello stato nella protezione dei lavoratori. Esiste solo il lavoro e la necessità di lavorare e molti datori di lavoro utilizzano cinicamente questa situazione per sfruttare la manodopera che ha un estremo bisogno di lavorare per poter sopravvivere. Queste persone riescono a guadagnare due euro al giorno, che gli permette a malapena di sopravvivere con le loro famiglie negli slums della città. Sono costrette ad accettare queste condizioni di lavoro disumane perché sanno benissimo che dietro di loro c'è sempre qualcuno più disperato che accetterà di lavorare a quelle determinate condizioni e quindi, per mantenere il lavoro, sono costretti a sottostare. Questi piccoli imprenditori senza scrupoli riescono a guadagnare dai 50 ai 350 euro al giorno, una vera fortuna qui in India. I “cercatori di rifiuti” sono il primo anello di una catena che prevede la raccolta dei rifiuti, la loro vendita a grossisti, i quali separano i materiali secondo caratteristiche quali la qualità, il colore etc. e infine triturano il materiale per poterlo fondere e dargli nuova vita. Una vita riciclata, ottenuta grazie al lavoro disumano di migliaia di persone che sopravvivono in condizioni disperate e contribuiscono inconsciamente a salvare l’ambiente di tutti noi. Queste persone meritano un rispetto e una considerazione profonda: sono persone che hanno deciso, per la loro grande dignità, di non andare a rubare o truffare, che gli permetterebbe sicuramente di vivere economicamente molto meglio, ma di fare un lavoro, anche se disumano, che gli consente di sopravvivere in maniera onesta.

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le voci dell'inchiesta 2010.pdf
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December 2009

Presentation CRO - CRAF Project:

"Cip non ha paura", testimonianze di anziani al CRO

Craf Spilimbergo Fotografia magazine onl
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September 2009:

Winner of the

EIUC Photography Competition 2009‏