Kawah Ijen - Inferno

(Indonesia 2009)

A sud dell’isola di Java esiste un vulcano chiamato Ijen. All’interno del suo cratere, occupato quasi per intero da un lago sulfureo di un verde innaturale, negli anni sessanta i primi minatori piantarono dei tubi di metallo nelle viscere del vulcano per estrarre lo zolfo.

Da allora ogni giorno i minatori partono dal campo base situato ai piedi del vulcano e, dopo tre chilometri di arrampicata per arrivare in cima alla montagna, discendono le pareti del cratere, lungo un ripido sentiero descritto solo dalla loro immaginazione.

Arrivati in fondo al cratere, con una lancia di metallo combattono contro il vulcano per estrarre il suo sangue. Spaccano le lastre di zolfo in condizioni estreme a temperature che superano i 200 gradi, immersi in fumi tossici. I gas sulfurei bruciano i loro polmoni, la pelle, gli occhi. Li senti tossire, arrancare in mezzo alla nube tossica. Finita l’estrazione i minatori si caricano sulle spalle dai 60 ai 100 chili di zolfo e risalgono a piedi il pendio del cratere per poi discendere, con due ore di cammino, fino al campo base. Questo per due volte al giorno, per sei euro al giorno. Uno stipendio che gli permette a mala pena di sopravvivere. La loro aspettativa di vita è di 50 anni.

“lavoriamo all’inferno” dice uno dei minatori “i nostri occhi e polmoni bruciano tutto il giorno, ma non c’è niente che possiamo fare, senza questo lavoro non possiamo mangiare”.

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