Cip non ha paura

La storia dell’anziano al CRO è una “vecchia storia”

Umberto Tirelli, Lucia Fratino

 

Quando alla fine degli anni '70 decidemmo di affrontare lo studio sistematico del cancro che colpisce il segmento più vecchio della popolazione, c’era la diffusa opinione nel mondo dell’oncologia medica che l’anziano mal tollerasse la chemioterapia e la radioterapia. L’atteggiamento generale era di riservare a questi pazienti solo trattamenti di tipo palliativo con la conseguenza che gli anziani venissero sostanzialmente esclusi dalla maggior parte degli studi clinici. Inoltre, quando trattati, i pazienti anziani affetti da tumore venivano sottoposti a scelte

empiriche di riduzioni di dosi e quindi sostanzialmente trattati in modo inadeguato. L’Istituto Nazionale Tumori di Aviano è stato tra i primi in Europa a sostenere la ricerca nei tumori dell’anziano promuovendo l’integrazione delle metodologie proprie della geriatria con quelle più tradizionali dell’oncologia. Si ponevano così le basi di una nuova branca dell’oncologia: l’Oncologia Geriatrica. Eravamo allora consapevoli che l’invecchiamento è un fenomeno complesso e altamente individualizzato, in quanto diversi sono i modi di invecchiare. Si potrebbe affermare che ne esiste uno per ogni singolo individuo in base a fattori genetici, ambientali e abitudini di vita. Vulnerabilità e fragilità caratterizzano tutte le fasi dell’invecchiamento, esponendo gli anziani ad alto rischio di sviluppare disabilità, rendendo per questo necessari modelli assistenziali e gestionali personalizzati del tutto inediti nel mondo dell’oncologia clinica di allora. Non solo curare dunque, ma prendere in carico. Per questo dal gennaio 2007 è attivo, nell’ambito del Dipartimento di Oncologia Medica in collaborazione con il Dipartimento di Senologia, un Programma di Cure dell’AnzianoOncologico appositamente strutturato, per individuare in maniera sistematica e riproducibile le complesse esigenze socio-assistenziali del paziente anziano, senza rinunciare al compito istituzionale della ricerca clinica. Tra le finalità di questo programma vi è la precisa volontà di offrire alle persone anziane le stesse opportunità di cura di una persona più giovane: in tal modo, ammalarsi di tumore non equivale alla rinuncia fatalista di ogni tentativo di cura, in quanto “vecchi”, ma l’inizio di un percorso, difficile certo, ma non disperante e soprattutto non in solitudine.

Da allora abbiamo seguito circa quattrocento pazienti. Qualcuno è guarito, qualcuno no. Per altri invece la malattia è diventata un’esperienza di vita e solidarietà con il personale e con il luogo di cura. Un giorno il signor Costalunga, durante una degenza, ci racconta una storia, la storia di Blaky, il setter inglese del signor Pietro e del suo amico Cip, un uccellino che ha l’abitudine di volare e posarsi tranquillo sul naso di Blaky. Esiste una foto che documenta questa straordinaria amicizia e il signor Pietro ne ha fatto dono al nostro reparto con questa dedica: “Cip non ha paura: ha fiducia di Blaky perché èbravo e paziente. Così è la mia fiducia riposta in questo Ospedale e nel suo Servizio, attivo e costante, unito a tanta professionalità, disponibilità, cortesia e pazienza che prodiga a tutti gli ammalati. Questo è ciò che intendoesprimere, dedicando Loro questo mio ricordo, con tutta la mia riconoscenza ed il mio grazie”. Da qui è nata l’idea di dar voce e testimonianza ai nostri pazienti anziani, protagonisti consapevoli e soggetti responsabili delle scelte terapeutiche che sono state loro offerte. È così che l’obiettivo del fotografo li ha ritratti: non solo TAC, flebo e sale d’aspetto, ma anche luoghi casalinghi in cui vivere la malattia assieme ai propri cari, in compagnia degli amici animali e degli oggetti, nella consuetudine dei gesti quotidiani.

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